Chiariamo il concetto di contributi e come il lavoratore può tutelarsi in caso di contributi omessi
I contributi sono delle somme che il datore di lavoro deve obbligatoriamente versare ad un ente (ad esempio, l’INPS), per finanziare prestazioni previdenziali o assistenziali per il lavoratore. Si parla di:
- contributi assistenziali, quando le somme versate permettono di ottenere una copertura dei rischi legati a malattia, infortuni sul lavoro e invalidità;
- contributi previdenziali, quando le somme mirano a garantire le prestazioni pensionistiche.
L’obbligo contributivo grava sia sul datore di lavoro che sul lavoratore subordinato.
Se analizzi le voci della tua busta paga, infatti, ti accorgerai che viene effettuata una trattenuta sulla retribuzione lorda. Successivamente, e, più precisamente, entro il 16 del mese successivo a quello dell’ultimo periodo di paga, il tuo datore provvederà a versare quella stessa trattenuta all’ente previdenziale.
Il prelievo in busta paga, però, non esaurisce l’obbligo contributivo. Oltre ai contributi detratti dall’importo lordo risultante in busta paga, il datore di lavoro è tenuto a versare un’ulteriore somma all’ente di previdenza.
Per essere più precisi, allora, possiamo dire che mentre l’obbligo contributivo fa capo sia al lavoratore che al datore di lavoro, è solo quest’ultimo che deve provvedere al relativo pagamento.
I rimedi a disposizione
Può accadere che il datore di lavoro non rispetti l’obbligo di versamento dei contributi.
Il lavoratore ha a disposizione due strumenti di tutela legale:
- chiedere la condanna del datore di lavoro al pagamento dei contributi non versati;
- chiedere il risarcimento del danno se l’illecito del datore di lavoro ha impedito di percepire, in tutto o in parte, la pensione.
Attenzione, però, alla prescrizione. Il diritto ai contributi si prescrive – ossia “si perde” – dopo che sono decorsi cinque anni dal giorno in cui il datore di lavoro avrebbe dovuto provvedere al pagamento.
A questo punto, si aprono due scenari:
- Entro questi cinque anni dalla scadenza prevista per il relativo versamento, denunci all’ente creditore (ad esempio l’INPS) l’omissione contributiva affinché provveda alla riscossione. Per effetto di tale denuncia, l’ente previdenziale ha dieci anni di tempo dall’omissione contributiva per procedere alle azioni tese al recupero dei contributi non versati.
- Il termine di cinque anni trascorre senza alcuna richiesta di adempimento. In questo caso, i contributi omessi si prescrivono e l’ente previdenziale non potrà più né accettare né pretendere il loro versamento.
Questo non significa che se ti accorgi “troppo tardi” dell’omissione del tuo datore, magari a pochi mesi dalla pensione, il tuo diritto sia definitivamente sfumato, ma richiede una precisazione.
In caso di contributi prescritti, il lavoratore infatti ha a sua disposizione due ulteriori strumenti di tutela:
- richiedere il risarcimento generico dei danni nei confronti del datore;
- richiedere il risarcimento del danno in forma specifica, con la costituzione di una rendita vitalizia reversibile.
La costituzione della rendita vitalizia reversibile permette di coprire la pensione o la quota di pensione che sarebbe spettata in relazione ai contributi omessi, con la condanna del datore di lavoro al versamento di una somma corrispondente a quella riserva matematica pari alla ricostruzione della pensione persa per effetto del mancato pagamento dei contributi.
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